Non c’è città migliore di quella di Roma per festeggiare la giornata del gatto.
Ho ancora
impressa nella memoria la scena del celebre cartone Disney “Gli Aristogatti”
che mia madre mi portò a vedere al cinema quando ero piccolo, quando a un certo
punto compare il gatto Romeo, “er mejo der Colosseo”, che dice di essere
arrivato a Parigi in autostop. Questa immagine che ho negli occhi esalta la
condizione di vita del gatto “libero”.
La L.
281/91, la legge quadro in materia di protezione degli animali e
prevenzione del randagismo, parla proprio di “gatti in libertà”. In un
qualche modo il legislatore, se vogliamo vederla così, si è inchinato
davanti al gatto, ne ha riconosciuto la sua insopprimibile natura di
animale libero, e ha tenuto associata alla parola “gatto” la parola “libero” e
per certi versi questa è una grande cosa, se pensiamo che questo privilegio
è negato al cane, se non nell’eccezionale caso dei cani reimmessi sul
territorio. Il cane libero è un randagio e quest’ultima parola, a parte gli
utilizzi poetici, ha di fatto un’accezione negativa e rimanda al necessario
intervento di cattura e di rimozione dal territorio.
La
libertà dei gatti è invece la regola e la legge, attraverso le specificazioni avvenute a livello
regionale (nel Lazio con la Legge Regionale 34/97 e la DGR 43/2010),
regolamenta la gestione delle colonie feline, costituite dall’insieme di
due o più gatti che frequentano sempre lo stesso luogo.
Sappiamo
che, per essere le colonie riconosciute ufficialmente, deve essere presentata una
apposita richiesta alla ASL territorialmente competente, con
l’indicazione del nominativo del referente di quella colonia. La legge prevede
che, una volta autorizzata, la Asl deve occuparsi dell’identificazione e
della sterilizzazione dei gatti appartenenti a quella colonia.
Le
associazioni per la protezione degli animali possono, in accordo con le aziende
ASL competenti, avere in gestione le colonie dei felini che vivono in stato di
libertà, curandone la salute e le condizioni di sopravvivenza.
Tutto
bello a dirsi ma con le sterilizzazioni siamo molto indietro. Bisogna assolutamente incrementare
il numero delle sterilizzazioni al fine di non fare nascere gatti soprattutto
nei contesti più degradati. Bisogna arrivare in ogni parte della città ma il
servizio pubblico veterinario a Roma al momento non riesce a soddisfare tutte
le richieste e ci sono code lunghissime per gli appuntamenti per le
sterilizzazioni.
Negli ultimi
anni la situazione è letteralmente esplosa, non solo nella Regione Lazio
e nella Provincia di Roma da sempre meno attente alle problematiche del
randagismo felino ma anche nella Capitale.
Roma Capitale ultimamente ha stanziato dei fondi per privati e associazioni anche per le sterilizzazioni e microchippature ma siamo ancora in alto mare rispetto al numero dei gatti interi sul territorio. Le colonie feline censite e riconosciute dalle Asl attualmente sono oltre 5.000 ed ospitano circa 55.500 felini. Roma è la capitale europea che ha il maggior numero di colonie feline e le più estese. Ricordiamoci che le colonie feline purtroppo non si trovano solo in ambienti belli come Villa Borghese ma anche in tante zone degradate, a rischio di atti violenti o incidenti stradali. La sterilizzazione dei gatti rimane sempre e comunque una priorità, insieme all’incentivazione delle adozioni consapevoli.
Sicuramente
servirebbe organizzare dei tavoli di lavoro tra i Comuni, le Asl e la
Regione per individuare delle soluzioni rapide.
Ricordiamo
che nella DGR 43/2010 viene specificato che per i gatti appartenenti alle
colonie feline registrate, le prestazioni sanitarie da fornire da parte dei Servizi
Veterinari delle ASL competenti per territorio sono non solo la
sterilizzazione, ma anche le cure di primo soccorso (ai sensi dell’articolo
3 comma 1 lettera b – Legge regionale 34/97).
Il Regolamento Benessere Animale di Roma
Capitale prevede che i gatti liberi che vivono nel territorio sono tutelati
dal Comune, il quale provvede alla vigilanza sanitaria sulla corretta
gestione delle colonie feline.
Viene
specificato che il Comune riconosce l’attività benemerita dei cittadini che,
come gattari/e, si adoperano per la cura ed il sostentamento delle colonie di
gatti liberi, a cui è permesso l’accesso, al fine dell’alimentazione e
della cura dei gatti, a qualsiasi habitat nel quale i gatti trovano cibo,
rifugio e protezione.
Ovviamente i/le
gattari/e sono obbligati a rispettare le norme per l’igiene del suolo
pubblico e del decoro urbano evitando la dispersione di alimenti, provvedendo
alla pulizia della zona dove i gatti sono alimentati dopo ogni pasto ed
asportando ogni contenitore utilizzato.
La L.R.
34/97, in linea con i principi nazionali, prevede il divieto di maltrattamento
e di spostamento dei gatti dal loro "habitat", per cui dopo la
sterilizzazione i gatti vanno ricollocati nel loro gruppo.
Le
colonie feline non possono essere spostate dal luogo dove abitualmente
risiedono; eventuali
trasferimenti potranno essere effettuati in collaborazione con il competente
Servizio Veterinario Azienda USL competente per territorio ed esclusivamente
per comprovate e documentate esigenze sanitarie riguardanti persone o gli
stessi animali o comprovate motivazioni di interesse pubblico.
A volte
abbiamo contestato e impugnato alcune ordinanze di primi cittadini che avevano
imposto il divieto di dar da mangiare ai gatti liberi all’interno di un centro
storico, ordinanze
che sono state ritenute illegittime dalla giurisprudenza amministrativa, ferma
restando la necessità di salvaguardare l’igiene dei luoghi pubblici.
In molti
casi ci sono purtroppo contenziosi che si instaurano all’interno dei
condomini tra chi mette dei piattini negli spazi comuni e chi non li vuole,
ma anche in questo caso la giurisprudenza tende a tutelare i gatti.
In data 11
febbraio 2025 è stata approvata in Assemblea Capitolina una mozione che mira a
dare maggiore valenza e istituzionalizzazione alle colonie feline della città.
Viene
prevista la fornitura di accessori con un logo di Roma Capitale,
realizzato in collaborazione con le scuole, che identifichi univocamente
tutte le attrezzature e i tutor di colonia, con lo scopo di avere un pieno
riconoscimento ed istituzionalizzazione degli stessi. Inoltre, andrebbe
valorizzata la figura dei catturatori, che consentono la sterilizzazione
e la reimmissione dei gatti in colonia, e anche questa è una figura
professionale da valorizzare.
In
conclusione vorrei evidenziare che non ci sono solo i gatti in libertà da
tutelare. Ci sono
tante situazioni di maltrattamento che richiedono un intervento puntuale e
competente da parte delle istituzioni e noi ci occupiamo di queste cose tutti i
giorni.
Occorrono
controlli, ci sono molti casi di gatti che non vengono tenuti adeguatamente nelle
case e si arriva spesso ad eccessi ed abusi, come nei casi delle accumulatrici
seriali che fanno
vivere i gatti in casa in pessime condizioni. Qui a Roma stiamo seguendo da
anni un caso a Re di Roma per il quale abbiamo una vicenda giudiziaria
ancora aperta.
Altre volte
ci sono liti di vicinato che a volte sfociano in atti criminali per cui i
gatti di privati che invadono il terreno confinante vengono presi letteralmente
a fucilate o avvelenati e spesso, anche se si hanno forti sospetti, non si
riesce a fornire la prova dell’autore di questi crimini. Occorre non solo una
maggiore vigilanza ma una maggiore cultura di rispetto verso i gatti e
tutti gli animali
Insomma,
ancora tanto da fare ma siamo sulla strada giusta e occasioni come questa
sono importanti per proseguire e incentivare un dialogo con i cittadini
finalizzato proprio a far aumentare la cultura di rispetto per questi
straordinari animali che sono i gatti.